Morte di una dottrina a Damasco

Barack Obama, Hillary Clinton, David Cameron e la Ue hanno formalmente chiesto ieri a Bashar el Assad di lasciare il potere. Il dittatore naturalmente ha risposto picche di fronte al summit del Baath, riunito per varare le sue inesistenti “riforme”. Di rado la comunità internazionale è apparsa così incapace di iniziativa come di fronte alla macelleria delle truppe di Assad. Di rado un presidente americano si è esposto con un appello tanto drammatico quanto velleitario, di fronte al quale il destinatario può fare spallucce.
18 AGO 20
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Barack Obama, Hillary Clinton, David Cameron e la Ue hanno formalmente chiesto ieri a Bashar el Assad di lasciare il potere. Il dittatore naturalmente ha risposto picche di fronte al summit del Baath, riunito per varare le sue inesistenti “riforme”. Di rado la comunità internazionale è apparsa così incapace di iniziativa come di fronte alla macelleria delle truppe di Assad. Di rado un presidente americano si è esposto con un appello tanto drammatico quanto velleitario, di fronte al quale il destinatario può fare spallucce. Sono molte le ragioni di questo fallimento americano ed europeo di fronte alla più grave crisi umanitaria nel Mediterraneo dopo la guerra di Bosnia, in cui però l’America, con Bill Clinton, seppe infine intervenire con coraggio. La più grave, che ha poi prodotto le altre, è che Barack Obama, Hillary Clinton, John Kerry e Nancy Pelosi consideravano “l’affidabile” Assad addirittura il baricentro di tutta la loro dottrina per il medio oriente.

Per contrastare la dottrina Bush,
Pelosi e Kerry sono più volte volati a Damasco certi della sua volontà riformista, sicuri della possibilità di sganciare la Siria dall’alleanza con l’Iran e di farne la piattaforma per una pacificazione dialogante del medio oriente, questione palestinese inclusa. Un’illusione disastrosa, prodotta da un’analisi dilettantesca, da cui sono poi discese le altre incaute scelte di questi mesi, inclusa la guerra in Libia che oggi appare – ma lo è soltanto formalmente – il principale ostacolo a un impegno umanitario in Siria. Passo falso americano: non è tanto il declino della potenza militare, quanto la mancanza di comprensione delle dinamiche delle aree di crisi.